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Il mio week-end - Davide Dicembre

Autore: Davide Dicembre

È probabile che non ve ne freghi 'na mazza ma voglio raccontare a qualcuno come ho passato il fine settimana.

Sveglia sabato mattina alle 5:00, lo zaino è pronto e la sera prima ho fatto tutti i controlli di rito alla moto.. ottimo. Si parte!
Lego il tutto sulla moto alla bell'e meglio con corda e elastici, metto in moto e il vento sul viso mano a mano mi fa emergere dal torpore notturno non ancora ben
smaltito. I km passano lenti e cadenzati dal TUM TUM regolare del mio bicilindrico che senza superare mai i 100km/h mi trasporta delicatamente per tutta la costa da Vasto a Francavilla.

Lo spettacolo è mozzafiato, il sole appena sopra il livello del mare è totalmente visibile grazie al cielo limpidissimo e alle nuvole totalmente assenti, il mare brilla come se fosse un gioiello e la tranquillità dell'orario mattutino senza traffico mi permette di godere appieno del panorama. Dopo un ora e mezza di statali e strade comunali (evito le autostrade come la peste) sono a Decontra, frazione di Caramanico e da lì abbandono l'asfalto per proseguire svariati km su una sterrata in pessime condizioni che, tra campagne e vecchi casolari prima e tra faggete e radure poi, mi porta sempre più in alto fino ai 1500m slm circa di Pianagrande.

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Il panorama durante la salita è bellissimo, la vista sulla valle dell'Orfento da questa angolazione è tra le più suggestive della Majella e la splendida giornata condisce il tutto dandogli quel sapore che i sensi non mancano di apprezzare. Qui lascio la moto e scarico il bagaglio e scopro aimè che il sacco a pelo e il cappello sono volati via in un imprecisato punto dei 150km circa percorsi. Cominciamo bene...che fare?
Una persona adulta e responsabile avrebbe fatto dietro front, indi per cui mi sento pienamente legittimato a proseguire e pensare al problema solo quando non potrò farne a meno.
Zaino in spalla e via di gambe mi incammino oltre la sbarra della forestale seguendo il sentiero che risale lo stazzo di Caramanico in direzione Blockhaus. Sulla destra il vallone dell'Orfento sempre presente lascia ammirare le sue vette sommitali sulle quali si nota ancora una discreta quantità di neve. Il monte Rotondo è verde come non mai e i polmoni si gonfiano ritmicamente dell'aria più fresca e pulita che la memoria ricordi.

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Sulla sinistra a tratti si scorge la valle di S.Spirito, più rocciosa e meno ampia della precedente. Il sentiero prosegue tra radure e faggete fino ai 1700m di quota dello stazzo di Caramanico, dominato in alto dalla vetta del Blockhaus, più lontana e in alto di quanto mi immaginassi. Superato un colle incontro un casolare del CAI che non sapevo esistesse, una targa mi informa dell'esistenza del rifugio Di Marco e verificando sulla cartina trovo riscontro in effetti.

Il rifugio è aperto e al suo interno c'è un camino, una panca di pietra e un tavolino in legno particolarmente malmesso, ma lo stato generale del tutto è più che buono. Finita l'ispezione riconsulto la mappa e cerco senza trovarlo il sentiero che sale verso il Blockhaus, decido quindi di proseguire come capita, tanto la vetta è ben visibile davanti a me e il sentiero è assolutamente non indispensabile. La salita è lunga e non particolarmente dolce e i 15kg del mio zaino cominciano a farsi
sentire..forse ho esagerato un po col peso tra acqua, tenda, viveri, ricambi e utensili. Man mano che salgo di quota la pendenza si fa sempre più aspra e mi ritrovo già stanco e con l'affanno prima di incontrare la pineta in vetta. Poggio lo zaino e mi siedo un po sull'erba, approfittandone per osservare meglio l'ambiente circostante.

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A nord si delineano nettamente sul crinale le antenne della Majelletta, ormai alla mia stessa quota e il rifugio che mi sono lasciato a valle ormai mi appare delle dimensioni di una casetta dei Lego :) Intorno a me noto un gran numero di funghi, dall'aspetto bizzarro e mai visti prima..del resto non mi aspetto di riconoscerli in
quanto di funghi non ne ho mai capito nulla. Il sole nella sua ascesa ha iniziato a bruciare la pelle e mi rammarico del capello di pessima fattura perso nel tragitto che per una volta nella sua inutile esistenza sarebbe potuto servire a qualcosa. Mi rifocillo un po, deglutisco avidamente un buon mezzo litro d'acqua e mi butto nell'ultimo tratto che mi separa dal crinale.

Il pino mugo inizia qui a far la sua comparsa e ai 2000m e più di quota dove mi ricongiungo con il sentiero che passa a destra della vetta sono io che scompaio nel pino mugo! Da qui il livello di difficoltà cala sensibilmente, il sentiero c'è ed è ben visibile e la pendenza è appena pronunciata. Col mio lento incedere proseguo verso il monte Cavallo, di cui non ho mai capito il significato del nome, e in tarda mattinata sono a fonte sella di acquaviva, alle pendici del Focalone. L'acqua gocciola a malapena ma in compenso è freschissima e la mia gola ringrazia. Qui sono ferme in contemplazione della dura salita successiva un gran numero di persone di tutte le età compresi tre cani che giocando corrono e abbaiano facendo spaventare un gruppo di ragazze che non tardano ad emettere quei fastidiosissimi urletti acutissimi che il genere maschile tanto odia :D

Rifocalizzo l'attenzione su ciò che mi attende.

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Il monte Focalone è alto, molto più in alto di dove mi trovo ora e le persone che salgono sono piccoli puntini lungo la sottile linea che è il sentiero che salendo si biforca per condurre al bivacco Fusco a sinistra e verso la vetta a destra. Mi riaddentro nel pino mugo e inizio l'ascesa, il sentiero è sconnesso e più l'altitudine aumenta più il sentiero diventa impervio e caratterizzato da grossi scaloni e massi. Le gambe iniziano a bruciare e le spalle si lamentano dell'eccessivo peso che le ho costrette a sopportare, sudo molto e il respiro è sempre più affannoso. Dopo poco mi vengono a far visita dei simpaticissimi crampi che dopo alcuni minuti si insediano stabilmente nei miei quadricipiti..l a situazione mi sta sfuggendo di mano. Le pause diventano sempre più frequenti e i tempi di recupero sempre più lunghi. Sono al Fusco alle 14:00 e in vetta al Focalone solo alle 16:00. Così non va bene, i dolori mi stanno facendo perdere del tempo prezioso e sono fortemente in ritardo sulla tabella di marcia. Bah, mi sto preoccupando troppo. Non sono venuto fin qui per fare una gara, volevo godere della natura e curare corpo e animo, mi estraneo da tutto e libero la mente, riapro gli occhi e mi rendo conto finalmente di ciò che preoccupato per il mio stato fisico stavo tralasciando: sono a 2750mt, sotto i miei piedi solo massi bianchi irregolari, il sole picchia forte in alto nel cielo e intornoa me gli spazi aperti mi danno quasi il capogiro.

A est seguendo con lo sguardo il vallone di Selvaromana scorgo l'azzurro del mare e distinguo chiaramente le città di Pescara, Otona e Vasto, da dove sono partito (si vede persino il grattacielo bianco che è a 100mt da casa mia :D ). Verso nord si vede chiaramente il sentiero che ho percorso dal Blockhaus (ora molto più in basso rispetto a me) e seguendo la cresta fino alla Majelletta si intravede il rifugio Pomilio, poco più di un puntino rosso. A sud si susseguono le grandi cime intorno a me, le Murelle, l'Acquaviva, Pomilio, Rotondo e man mano che si gira lo sguardo verso ovest l'Amaro e il Pescofalcone. i nevai sono presenti e la neve è compatta e ben spessa. Da ovest a nord la spettacolo è bellissimo, tante le cime, dal Morrone vicinissimo al Velino in lontananza fino ai due corni del Gran Sasso che spuntano dalle nubi spogli e maestosi. Respiro a fondo, mi sento bene. Sono dolorante fino all'ultimo muscolo ma il benessere mi pervade, era questo che cercavo. Mi siedo lontano dai punti di passaggio e rimango così a lungo, a riflettere su quei tanti quesiti che nella vita quotidiana neanche ti passano per la testa, quei pensieri che un tempo erano il pane quotidiano degli esseri umani e che negli ultimi secoli abbiamo dimenticato per dedicarci anima e corpo alle rivolezze dello shopping compulsivo e di tutti i meccanismi che ci autoconvincono che le azioni inutili e senza senso checonduciamo siano importanti e vitali per il nostro essere. Quassù, dove gli antichi si sentivano un po più vicini a dio, riesci a scrollarti tutto di dosso e sentirti della dimensione che più è consona all'uomo: piccolo.

Come il sole inizia a calare dal suo azimuth i miei piedi tornano a poggiarsi sul terreno e il rubinetto dei pensieri si chiude. Sono le 18:00 passate e dopo una breve valutazione generale decido di non proseguire oltre, le gambe sono ancora doloranti e nè ora nè il giorno successivo riuscirei a trascinarmi lungo i tre portoni in questo stato, ho esagerato senza dubbio con il peso in spalla, non avevo mai preparato uno zaino per due giorni e preso dalla paura di mettere poca roba alla fine ne ho messa molta più di quanta me ne serviva effettivamente..vabè ormai il danno è fatto, vorrà dire che farò tesoro di questa esperienza e ritenterò il giro appena mi sarà possibile. Mi giro verso valle e inizio a scendere, le gambe soffrono anche in discesa ma la pausa fatta mi permette ora di non dovermi fermare ogni mezzora. Ripercorro a ritroso il percorso fatto mentre le ombre si allungano e i valloni a est sfuggono alla luce del sole..dai calcoli fatti dovrei riuscire a tornare al rifugio visto all'andata per ora di cena, il passo è costante ed un ramo di faggio particolarmente dritto trovato per strada mi permette anche di appoggiare il peso del corpo dandomi un minimo di sollievo. Arrivato al blockhaus taglio in mezzo ai pini mughi e poi per il lungo prato che conduce al rifugio. Ogni tanto guardo a sud verso il Pescofalcone e il prato della Corte che non sono riuscito a fare e un po mi sento sconfitto, la fame e la stanchezza però mi ricordano di non soffermarmi a pensare a questo ora. Arrivo al rifugio tuttora vuoto e mi libero di tutto il peso che ho addosso, mi sento leggero come una piuma ora, sento che se saltassi sbatterei la testa contro il soffitto!:D

Non è ancora tempo di riposarsi comunque, riesco immediatamente e mi butto verso le faggete di pianagrande per fare scorta di rami caduti da ardere, dopo mezzora sono di nuovo al rifugio con un quantitativo di legna siffuciente a passare la notte senza morire assiderato...maledetto sacco a pelo volante.

Il sole è ormai andato via e mi dedico finalmente alla cura della mia persona lavandomi, cambiandomi e finalmente mangiando! Salame, pane e formaggio non sono mai stati più saporiti, aveva ragione il mio vecchio quando diceva che ai tempi della fame tutto era più buono!

Ormai è buio e dopo qualche colpo di fiammella dell'accendino il fuoco inizia a crepitare, la stanza spoglia si illumina di un rosso tenue e il freddo che iniziava ad entrare dalla porta rotta viene sostituito da un confortante tepore. Sono da poco passate le 21:00 e sono stanco morto, mi appoggio su una panca di pietra contro il muro ed usando il mio zaino a mò di cuscino prendo sonno in un istante. Mi risveglio dopo tre ore circa intorpidito dal freddo, al posto del fuoco ardente son rimasti solo carboni quasi spenti e cenere. Ravvivo in fretta la mia fonte primaria di calore e visto che ormai son sveglio vado a fare due passi all'aperto. Il freddo è pungente e la brezza che si è alzata intensifica il tutto ma ogni senso di disagio sparisce del tutto quando alzo gli occhi al cielo.

Mai visto in vita mia una meraviglia del genere..

Le stelle brillano come non credevo potessero e la Via Lattea è talmente visibile che letteralmente taglia in due la volta celeste. Non ricordo per quanto sono rimasto a bocca aperta, una notte intera non sarebbe bastata. Quei pochi minuti sono comunque bastati a stampare l'immagine vivida nella memoria. Stupendo.

Torno dentro e dopo poco dormo di nuovo. mi sveglio un altro paio di volte per ridare vita alle fiamme finchè le 5:00 arrivano e decido che è il momento di togliere il disturbo. Non so se il rifugio sia aperto a chiunque o meno e non voglio scoprirlo. Spengo il fuoco, imbusto i pochi rifiuti prodotti, passo la scopa (essì c'era anche quella) e dopo 10 minuti sembra che non sia mai stato lì. Perfetto, posso andare.

Vista l'impossibilità di percorrere il tragitto inizialmente programmato avrei voluto almeno impiegare la mattinata per visitare l'eremo di S.Giovanni, poco distante da dove mi trovo ora, ma le gambe male hanno reagito al risveglio mattutino e cammino come un sodomita in preda alle emorroidi..raccapricciante. Il mio corpo mi sta dando chiarissimi segnali e ignorarli, oltre che impossibile, è sicuramente controproducente. Non posso far altro che tornare alla moto e, lentamente, mi rincammino. Dopo un'ora circa mi fermo per bere un sorso d'acqua e sento dei rumori in avvicinamento. Immobile cerco di captarne la direzione esatta ed aguzzando la vista scorgo tra i faggi un camoscio che si aggira beato e inconsapevole della mia presenza. Esce dai faggi a una decina di metri da dove mi trovo e dopo poco si accorge della mia presenza mettendosi subito all'erta, io rimango fermo senza produrre alcun rumore e dopo poco si tranquillizza non avvertendomi evidentemente come una minaccia. Passano alcuni minuti prima che decida di riprendere il suo percorso lanciandomi uno sguardo di tanto in tanto..

Magnifico esemplare, non avevo mai visto un camoscio abruzzese se non in foto! Alle 7:30 sono di nuovo alla sbarra di Pianagrande e noto con piacere che la moto è ancora lì che mi aspetta...dopotutto sfido chiunque a venire fin qui per rubare un ferrovecchio sporco di fango fino al cupolino :D

Risistemo tutto e dopo aver riaffrontato in una oretta la sterrata fino a Decontra decido di far sosta a Caramanico dove prendo un ottimo pezzo di pizza appena sfornato e mi abbevero alla fontana di S.Croce dopo aver fatto un giro per il paese.

Le strade scorrono veloci verso valle e più il tempo passa più il paesaggio montano lascia spazio alle campagne collinari fino ad arrivare al più familiare lungo mare, seguendo il quale mi ritroverò a casa per ora di pranzo.

Sono sporco, stanco e fondamentalmente sconfitto ma contrariamente a quanto ogni persona normale potrebbe pensare sono felice ed ho un sorrise ebete stampato in faccia.

A quattro giorni di distanza non vi nego che ogni tanto il sorriso ebete torna a farmi visita mentre con la mente penso agli errori fatti e pianifico il prossimo tentativo..

A presto, Madre Majella