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2017 - Trinacria 22-25 Aprile

Video:

Report:
Stefano Falsiroli -


Stefano Falsiroli

Non è un nuovo brano della P.F.M. ma il racconto del mio viaggio in Sicilia in occasione dell'incontro “ TRINACRIA 2017.”

Venerdì 21 e sabato 22 aprile:

Rientro dal lavoro alle 18,00 e dopo una doccia veloce sistemo i bagagli, cosa che non sono riuscito a fare nei giorni precedenti.

Sono sveglio dalle 06.00 del mattino e intendo riposare almeno un paio d'ore prima di partire, non ceno nemmeno e vado a coricarmi. Punto la sveglia alle 22,00 e cerco di addormentarmi, ma sembra inutile, sono troppo teso e continuo a rigirarmi senza dormire.

Mi impongo di rimanere a letto fino al suono liberatorio della sveglia e anche se non ho preso sonno mi sento comunque meglio. Indosso l'abbigliamento da moto e dopo avere salutato mia moglie Sabrina, i miei ragazzi Sofia ed Enrico , sono finalmente in partenza.

Prendo la SS 434 che da Verona mi porta fino a Rovigo, dove entro in autostrada. Eccoci dunque, il telepass mi fa accedere senza problemi, percorro il raccordo a velocità moderata e poi apro il gas fino a raggiungere i 130 km h. Tutto sembra andare bene, ma all'improvviso si spengono i fari! Cerco rapidamente di agganciare la vettura che mi precede per avere un riferimento, mentre penso a quali potrebbero essere le cause. Ad un tratto un'idea o forse una speranza; prima di partire avevo montato le moffole per proteggermi dal freddo, che forse muovendosi.... cerco a tentoni l'interruttore e finalmente i fari si riaccendono, per fortuna niente di grave.

Faccio un gran sospiro di sollievo e mi porto a velocità di crociera.

Nonostante l'abbigliamento pesante, sento freddo, molto freddo. Ho quasi perso la sensibilità nelle mani ma voglio andare avanti il più possibile e stringo i denti.

Ad un tratto una spia della moto attira la mia attenzione, il led che indica la carica della batteria diventa rosso, significa che il regolatore di tensione mi sta mollando!

Dopo qualche km arrivo ad un'area di servizio, parcheggio la moto ed entro a riscaldarmi, ordino un Thè caldo e con le mani tremanti, verso l'acqua nella tazza cercando di fare centro. Non riesco ad aprire la bustina dello zucchero, e in attesa che le dita tornino ad articolare le appoggio al contenitore dell' acqua bollente. Rimango nel locale a riscaldarmi per una decina di minuti, pensando a cosa fare. Per una serie di eventi che non mi dilungo a racconatre ho con me un'altro regolatore di tensione, ma il punto è un'altro: resisterà per tutto il viaggio sapendo che dovrò percorrere più di 3000 km?

Decido di cambiarlo e proseguire, vado dal benzinaio e chiedo un posto abbastanza illuminato dove poter fare il lavoro. E' un ragazzo molto disponible e mi fa usare la piazzola antistante la cassa, prestandomi anche chiavi e forbici. L'intera sosta mi fa perdere circa un'ora sulla tabella di marcia, ma sono pronto a ripartire. Mando un messaggio a Donato con il quale ho appuntamento alle 09,00 a Taranto e lo avviso dell'imprevisto.

Continuo a fissare la luce verde del led con una certa apprensione, ma almeno per il momento tutto sembra filare liscio.

I km percorsi aumentano assieme alle città superate, Ancona, Pescara, Foggia, Bari e via tutte le altre, mi fanno sentire come il filo di una collana che man mano attraversa le sue perle e si allunga sempre più a cercare la successiva. Nel frattempo il sole sorge, ma fa ancora troppo freddo per togliere la tuta antipioggia, indossata solo per mantenere il calore.

Esco finalmente dall'autostrada, seguo le indicazioni del navigatore e cerco di arrivare al puntello concordato con Donato e altri amici. Mi perdo percorrendo stradine seminterrotte, ma alla fine raggiungo la mia meta.

Parcheggio la moto e dopo avere salutato i vecchi e nuovi amici, chiedo qualche minuto per riprendermi dalla lunga nottata e fare benzina per l'ennesima volta.

Sono di nuovo in sella, ma da qui fino quasi a Palermo non sarò più solo.

La SS 106 Jonica è una tortura, disseminata di autovelox e limiti impossibili ci mette a dura prova, ma finalmente riusciamo ad arrivare all'innesto con la Salerno-Reggio Calabria.

Nuova sosta per acquistare i biglietti del traghetto che da Villa S. Giovanni ci porterà a Messina.

Gabriella, conosciuta qualche ora prima, ci delizia con un trancio di pizza e una vaschetta di fragole, che non so come aveva stipato nel bauletto.

Arriviamo finalmete all'imbarco e in mezzo al traffico riconosciamo altri lisstaioli, anche loro in attesa di traghettare. Formiamo così un grande gruppo che occupa buona parte della nave.

Abbracci e strette di mano tutt'intorno mi fanno sentire subito parte di una grande famiglia. Si chiacchera e si fa qualche foto, poi di nuovo in sella per gli ultimi 200 km.

La strada non è delle migliori, lavori in corso e gallerie poco o per niente illuminate non mi tranquillizzano, ma ormai siamo arrivati.

All'ingresso dell'albergo troviamo una sbarra a chiuderci il passaggio, qualcuno parla al citofono e come per magia la sbarra si solleva.

Come api impazzite intorno ad un alveare, cominciamo a percorrere le stradine che si perdono all'interno del parco dell'albergo, moto appaiono e scompaiono alla mia vista in continuazione, qualcuno parcheggia, ma nessuno sa esattamente dove si debba andare. Dopo qualche minuto di pura follia ci rendiamo conto che abbiamo sbagliato albergo. Usciamo e 30 metri più avanti troviamo l'ingresso del nostro.

Parcheggio e mentre tolgo i bagagli sento il rumore delle altre moto che ancora stanno girando a zonzo dall'altra parte, uno sguardo a quelli che mi sono intorno e scoppiamo in una sonora risata!

Mentre mi aggiro alla ricerca della reception incontro Maria, arrivata il giorno prima in aereo, mentre Norberto assieme a Ivo e Isabella sono arrivati in nave.

Non riesco a fare un passo senza fermarmi a salutare ed abbracciare qualche vecchio amico, felicissimo di rivederli.

Finalmete arrivo all' ingresso dell'albergo, un immenso salone mi si para davanti e alla fine di una serie di tavolini e poltrone, intravedo il bancone dove mi verrà assegnata la camera e posto un sigillo al polso, quale “ospite e avente diritto” all'uso della struttura: Un braccialetto arancione che non dovrò togliere fino al momento della partenza.

Mi viene consegnata la chiave e fornite le indicazioni per trovare la camera, che per fortuna non è lontana.

La stanza è molto accogliente, un letto matrimoniale, in parte già occupato dal mio compagno di stanza Alberto, ed un letto singolo che sarà il mio giacilio per le prossime tre notti.

Mi spoglio e faccio una doccia rigenerante, almeno per qualche ora, non oso sdraiarmi sul letto per paura di addormentarmi prima della cena.

Metto in ordine (si fa per dire) i bagagli e poi scendo nella sala dove una distesa di tavoli attendono di essere occupati dagli ospiti dell'albergo.

Mi siedo con amici già di vecchia data e poi inizia il “vado e torno” con piatti sempre più colmi. C'è davvero di tutto, primi, secondi, contorni e dolci a volontà e di ogni sorta... ho visto cose che voi umani...

Dopo cena ci attende il briefing per il giro del giorno successivo, ma sono così stanco che a stento riesco a tenere gli occhi aperti, mi sento il viso teso in smorfie innaturali e prima di crollare del tutto

mi scuso con gli organizzatori e appena raggiunta la mia camera dopo la toilette di rito, mi infilo sotto le lenzuola e fino al mattino successivo il mondo sarà spento!

Domenica 23:

Mi sveglio quando sento Alberto rientrare in stanza dopo aver fatto colazione, ha preferito non chiamarmi e lasciarmi riposare ancora un po', ma adesso devo sbrigarmi, non voglio fare tardi alla partenza.

Scendo nel salone e come per la cena l'assortimento non manca, prendo qualcosa velocemente e sono pronto.

La nostra prima tappa sarà: Polizzi Generosa, un bellissimo borgo arroccato su di un monte, dove saremo guidati per vicoli e chiese da una sapiente e molto carina “guida con gli stivali” che molti hanno sicuramente apprezzato.

Ripartiamo dopo un paio d'ore e raggiungiamo il “Rifugio Marini” in località Piano Battaglia, dove ci fermeremo per il pranzo, come sempre ottimo.

Nel pomeriggio partiamo alla volta di Cefalù, il traffico urbano è caotico ma gli organizzatori hanno pensato a tutto: una parte del lungomare è stata riservata alle nostre moto, così riusciamo a parcheggiare tutti senza difficoltà. Costeggiando la spiaggia, mi dirigo con alcuni amici verso il centro storico. Negozi di souvenir si alternano a bar e gelaterie, compro un paio di magneti da attaccare al frigo cercando il prezzo migliore, ovviamente nei vicoli più nascosti. Saliamo al Duomo, ma il tempo stringe e dobbiamo ritornare. Ci concediamo una specialità del posto: la rinomata “granita siciliana” una vera delizia che consumerò strada facendo.

Si torna all'albergo e dopo la cena vengo persino premiato con due bottiglie di ottimo vino ed un attestato quale “ Partecipante da più lontano”.

Lunedì 24:

La nostra prima tappa è: Castelbuono, dove abbiamo anche un parcheggio riservato. Accompagnati da una guida visitiamo il castello dei Ventimiglia, con all'interno anche una mostra di opere moderne. Terminata la visita, ci dirigiamo verso il centro del paese per assaggiare ed acquistare alcuni dolci tipici preparati con la “Manna”, presso un locale concordato dagli organizzatori.

Visita doverosa alla chiesa: Maria SS Assunta e alla sottostante cripta affrescata, veramente molto bella. Mi trattengo assieme a Ivo, Isabella, Emanuele e Giovanni ad ascoltare alcuni aneddoti molto singolari narrati dal custode della chiesa, questo però ci ha fatto ritardare la partenza con il gruppo, ma che grazie al “servizio scopa” (con il quale mi scuso per l'accaduto) siamo riusciti a raggiungere in breve tempo.

La tappa successiva sarà: Gangi, un'altro splendido borgo dove sempre accompagnati da guide avremo modo di visitare il palazzo “Buongiorno,” la Chiesa Madre con all'interno un enorme dipinto del “Giudizio universale” oltre alla “Cripta di Parrini” che ospita un' insolita “collezione “ di oltre 60 sacerdoti imbalsamati, vestiti ancora con i loro abiti originali.

Molto bella anche la piazza “ Vittime della mafia” precedentemente dedicata a “U Passiaturi”, cioè gli anziani del paese che si ritrovavano a passeggiare e chiaccherare in quel luogo.

Dopo aver pranzato liberamente dividendoci nei vari locali del paese, proseguiamo in sella alle nostre moto verso “Pollina” terza e ultima tappa della giornata.

Quando arriviamo all'ingresso del paese, rimango sorpreso dall'accoglienza a noi riservata: Vigili urbani, protezione civile e volontari a salutarci e indicarci il percorso da fare per arrivare al castello dove avremo un posto riservato: il palco dell' Anfiteatro di Pietrarosa, ma per arrivarci dovremo districarci negli stretti e ripidi vicoli che caratterizzano tutto paese.

Dopo avere parcheggiato iniziamo la visita guidata, saliamo alla “torre quadrata” ultimo resto di un castello medioevale.

Al suo interno si trova un grande schermo lcd ed alcuni posti a sedere, vengo invitato ad assistere al video dedicato a “Francesco Maurolico” astronomo messinese che nel 1550 usò la torre come osservatorio astronomico.

La prima parte è interessante, poi inizia un ipotetico viaggio nello spazio con luci abbaglianti e “ nastri colorati” forse tratto dalla pellicola di Kubrick “2001 Odissea nello spazio.”

Il tempo sembra non passare mai, vorrei uscire dalla “navicella” ma qualcuno (anticipandomi) riesce a simulare un improvviso e incontrollabile attacco di tosse, gettandosi fuori dalla navicella con tutta l'invidia mia e degli altri “astronauti,” saremo quindi costretti a vedere tutto il filmato.

Esco ignorante come quando sono entrato, ma più allucinato.

Vado alla ricerca del resto del gruppo che nel frattempo ha proseguito la visita del paese, incontro Norby e Maria che sono appena arrivati. Mi sento di dare loro un consiglio: “ Non aprite quella porta” e assieme a loro e ad una guida ci ricongiungiamo agli altri presso il museo della “Manna”, una resina molto dolce estratta con delle incisioni dalla corteccia del frassino e adoperata oltre che per preparare dolci, anche in campo medico e cosmetico.

Proseguiamo poi la visita del paese accopagnati da giovani guide che si alternano nel loro compito, fino a tornare nuovamente alle nostre moto.

Si riparte questa volta per tornare all'albergo. Durante il tragitto mi fermo a fare qualche foto e perdo il contatto con il gruppo che mi ha sfilato a fianco e riparto di gran lena per raggiungerlo.

Ad un tratto riconosco in lontanaza le giacche colotate delle staffette ferme in una piccola rientranza. Comincio a rallentare e mentre mi sto avvicinando, una mucca uscita chissà da dove, mi attraversa la strada! Mi attacco ai freni e in qualche modo riesco ad evitarla. Grande spavento ma per fortuna nessun danno.

Rientriamo in albergo e come le sere precenti diamo libero sfogo al nostro appetito.

Martedì 25:

Decido di anticipare la mia partenza verso casa. Dovevo inizialmente fermarmi per il pranzo e visitare l'area archeologica di Caccamo, ma riconsiderando le ore di viaggio preferisco partire al mattino, fermarmi nel tardo pomeriggio in un B&B lungo il tragitto e proseguire il giorno successivo. Mi accompagnano per un tratto: Fabio, Giovanni e Gabriella.

Salutiamo gli amici e si parte. Autostrada, traghetto e di nuovo autostrada, alternati da brevi soste per un panino un caffè e fare benzina.

Man mano i miei compagni prendono direzioni diverse, Gabriella verso Bari, Giovanni verso Foggia e per ultimo Fabio verso Napoli che per la media piuttosto sostenuta a rischiato di rimanere senza benzina, ma per fortuna siamo arrivati al distributore prima che succedesse.

Proseguo da solo e tra poco dovrò cercare un posto per dormire, mi fermo nuovamente a fare benzina e mangiare qualcosa. Il navigatore indica 550km da casa, un'idea malsana mi passa per la mente: fare un'altra volta “la tirata”

Faccio due chiacchere con dei motociclisti che hanno parcheggiato vicino a me, un GS un'Africa 750 una Crf 1000 e una Ducati sono le loro cavalcature, ma hanno parole di lode anche per la mia KTM 950.

Li saluto e ripartono. Io metto l'abbigliamento pesante e riprendo la mia strada intenzionato a tornare a casa senza pernottare.

Il traffico aumenta ma è sempre scorrevole, le temperature si abbassano notevolmente, tuttavia riesco a sopportare il freddo abbastanza bene. Arrivo alla variante di valico, una galleria enorme, lunghissima e molto illuminata che mi conforta, nella quale riesco persino a riscaldarmi. In questa lunga parabola con le luci che sembrano venirmi incontro, ripenso a quando ero nella “navicella” ma le sensazioni sono nettamente diverse.

La galleria sta per finire, il buio si avvicina. Ecco! Una bordata di vento mi coglie di sorpresa all'uscita, chiudo il gas per un momento e poi riprendo la traiettoria.

Si alternano gallerie e viadotti sospesi, oltre i guard rail solo il buio o qualche piccola luce in lontanaza.

Mi abbasso di quota e parallelamente la temperatura sale fino diventare sopportabile.

Ultima sosta, un grill provvisoriamente spostato in una sorta di container sarà l'occasione per mangiare qualcosa di caldo e godere dello spettacolo offerto da ben cinque commesse intente a chiaccherare fra loro. Se come si dice: bastano tre donne per fare un mercato... figuriamoci cinque.

Faccio benzina per l'ultima volta e riparto. Ad un tratto vengo investito o meglio investo una nuvola di falene, sembra di essere in una tormenta di neve, poi tutto finisce quasi improvvisamente.

Finalmente arrivo al casello di Verona Sud, il telepass fa il suo dovere e mi dirigo verso casa. Arrivo al mio Garage, apro la basculante e parcheggio all'interno.

In quattro giorni ho percorso 3146 km, non vuole essere un vanto ma solamente un dato per pura informazione. Non ho contato i pieni e nemmeno le spese per l'autostrada, che sono sicuramente rilevanti, ma che quando ho deciso di fare questo viaggio avevo messo in conto.

Un sincero ringrazimento ad Agostino, Francesco, Antonio, Roberto e tutti gli altri con i quali mi scuso per non ricordare tutti i nomi, staffette e scope, per la loro accoglienza e per come hanno sempre saputo gestire l'intero incontro.

Un grande abbraccio a tutti voi!

Sempre mitica LISSTA.

Stefano