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Un piccolo passo - Alessandro Margnetti

Autore: Alessandro Margnetti alias l'Orso

Sottotitolo: ché la moto è da usare, non solo da abbellire! :-D

L'obiettivo di questa primavera è riscoprire e riscoprirmi. Riscoprire luoghi e sensazioni, riscoprirmi capace di provare ancora le belle emozioni che dà l'andare in moto.
Devo farmi un po' di violenza per tornare al motociclista solitario di una decina d'anni fa. Bisogna lavorare di immaginazione per fingere che i chilometri attorno a casa sono una scoperta. Tuttavia si può e si deve. Mi appoggio a una bella citazione di José Saramago:

[i]"Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: "Non c'è altro da vedere", sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre."[/i] (J. Saramago, Viaggio in Portogallo)

E allora torno sulla strada che costeggia il Lago Maggiore sulla sua sponda orientale, fino a Luino. È strada percorsa tante volte in inverno, a primavera, in estate e autunno eppure...
Un mese fa, in quell'ansa che mi sfila a fianco c'era un piccolo stormo di morette (Aythya fuligula ) che ora sono tornate al Nord. Non c'era il vento e il lago si presentava calmo e liscio. Il cormorano che oggi frantuma il suo riflesso nelle onde, l'altra volta gareggiava con la perfetta simmetria del suo riflesso. I salici non si presentavano con quel verde tenero, quasi pastello, che mostra foglie in fieri. Così raggiungo Luino, scambio due parole con l'edicolante, metto un po' di giornali e riviste nello zainetto e torno verso casa.
A Maccagno mi faccio illuminare da un'idea: regalarmi il primo passo della stagione. È un passettino, nulla di che, un pelo sotto i 1400 metri.
Guadagno quota con la sequenza di stretti tornanti che sopra Maccagno portano verso Garabiolo e Veddasca. A tratti, sulla destra mi appare il Lago, limpido in queste giornate di vento. Non c'è traffico. Supero due macchinette di anziani autoctoni, vengo rallentato da una pattuglia della Finanza, passo i due posti di frontiera desertissimi e persi sul fianco del monte, raggiungo Indemini e continuo a salire. Il versante meridionale del passo presenta ancora un po' di neve, a chiazze. In cima no c'è nessuno e l'aria è fresca. Di là la neve si alza di colpo. Ai lati della strada ce ne sarà un metro. La strada è perlopiù asciutta, traversata qua e là da minuscoli rigagnoli prodotti dalla neve che si scioglie. La discesa, benché tortuosa non dà problema alcuno: qualche tornante particolarmente stretto va affrontato in prima, ma per il resto si alternano seconda e terza marcia con brevi accelerazioni nel mezzo. Dalla faggeta si passa alla selva castanile, poi si raggiungono le prime case dei monti di Fosano, vuote e deserte in questa stagione. A Vira si è di nuovo sulle rive del lago e in pochi chilometri sono a casa.
Nulla di eclatante. Solo un centinaio di chilometri per tornare a sperimentare la nostra virtù.