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Simpatico quanto irriverente articolo sui Motociclisti

Questo articolo e' apparso sul numero di Marzo 2003 della rivista AUTO.

Lasciamo ai nostri numerosissimi lettori trarre le conclusioni. Ovviamente abbiamo replicato con un fax il cui testo integrale e' riportato qui sotto. La rivista Auto ci ha "risposto" tramite il responsabile delle pubbliche relazioni della Honda Italia..... ma non per scusarsi !

Replica inviata per fax al Direttore di Auto Tommaso Valentinetti :
Egregio Direttore,
Ho appreso da un articolo apparso sulla rivista "Auto", da Lei diretta, che il Vostro periodico ha deciso di aumentare il divario "culturale" tra i motociclisti e gli automobilisti. Probabilmente il signor Francesco Scinia, autore dell'articolo apparso a pagina 82 del numero di Marzo 2003, pensava di aver creato un pezzo divertente facendo l'identikit a quella categoria di utenti della strada che preferiscono la scomodità delle due ruote, la pioggia ed il vento rispetto che dei comodi e paciosi ed oltremodo "corretti" automobilisti. Noi facciamo parte di quelli che l'autore chiama "pseudo enduristi", abbiamo età che varia tra i 20 ed i 60 anni, e molti di noi, oltre ad essere andati molte volte anche nei deserti africani, in Sud America, a Capo Nord con la figlia, in Medio Oriente hanno più volte passato i 100.000 km con una sola di quelle motociclette. Abbiamo incontrato nei nostri numerosissimi viaggi fatti a volte con una semplice tenda al seguito gente di altri paesi, che ci ha offerto un the' caldo in cambio di quattro chiacchiere. Non mi e' mai capitato all'estero di vedere esaltati paradossi come quelli che Lei ha pubblicato, nella vicina Francia anche gli automobilisti salutano i "motard". Da noi, NO, forse grazie anche agli articoli come i Vostri? Non conosco, nel nostro gruppo, motociclisti con pessime abitudini spavaldi e pericolosi, ma conosco molti che si sono visti falciare la strada da "automobilisti" che uscendo dalla loro scatoletta esordivano con un "scusa non ti avevo visto!" Ai nostri iscritti e' nota l'impostazione della rivista che Lei dirige, che esalta l'elaborazione e l'impostazione di mezzi al limite della legalità e troviamo oltremodo sconveniente che dalle Vostre pagine arrivino articoli di quel genere, e sono altresì certo che Lei non darà spazio a questa nostra replica. La invito piuttosto a visitare il nostro sito internet che vede quasi 5000 visitatori al mese, e nel quale pubblicheremo questa nostra lettera, ne rimarrà deluso non trovando informazioni su come elaborare una Transalp, ma piuttosto consigli su come condurre il mezzo in sicurezza. Tuttavia essendo il Suo editore "Conti", colui che permette l'uscita della rivista "InMoto", ci domandiamo se un analogo elenco di "sciocchezze verso gli automobilisti" apparirà come simpatica ribattuta per mano di un altro “pseudo-giornalista”.Cordialmente Le inviamo un educato lampeggio !
Firmato : Elio Mangraviti

P.S.
Lo scrivente, quale gestore del sito www.transalp.it e coordinatore della mailing list di transalpisti più conosciuta in Italia, pubblicherà comunque questa mail ed il Vostro articolo, dando la possibilità ai quasi 5000 visitatori mensili, di trarre le opportune conclusioni.

La rivista Auto se ne e' guardata bene dal risponderci, anzi ci ha fatto scrivere dalla Honda Italia, quasi a "richiamarci all'ordine" ! Tuttavia l'autore dell'articolo Francesco Scinia, curiosando sul WEB ha trovato la nostra risposta e ci ha scritto direttamente. Qui di seguito lo scambio di opinioni :

Egr. Sig. Elio Mangraviti, gestore del sito www.transalp.it
M’imbatto, del tutto casualmente, nel sito da Lei magistralmente gestito e prendo atto della Sua garbata protesta in ordine al mio articolo. Ha fatto benissimo ad inoltrare il Suo dissenso al Direttore, che ha fatto benissimo a NON farmelo pervenire, lasciandomi il piacere di scovarlo da me, mentre digitavo su un motore di ricerca, come faccio assai spesso, il mio nome & cognome per seguire le vicende delle mie varie pubblicazioni (se vuole togliersi la curiosità, vedrà che sono impegnato anche in altri settori).Non ritengo elegante sottrarmi al confronto ed al giusto disappunto, Suo e delle migliaia di Suoi accoliti che Ella rappresenta, e dedico qualche minuto del mio tempo a replicare alle Sue quasi condivisibili affermazioni.
Il “quasi” è dovuto al fatto che, se avesse letto con più attenzione la premessa (che per Sua comodità ripropongo), avrebbe evitato di accalorarsi tanto ed oltremisura, adoperando espressioni degne di miglior causa. Rilegga un po’ cosa scrivevo:…grosso modo, una moto in più equivale ad un’auto in meno, quindi la benemerita categoria contribuisce, più di ogni altra, a decongestionare le nostre intasatissime metropoli. Il variegato popolo dei “dueruotisti” si compone di diverse categorie e, in ciascuna di esse, accanto a ragazzini giudiziosi e prudenti, giovani maturi e pacati padri di famiglia, convivono alcuni esemplari poco edificanti:…L’uso di espressioni come benemerita categoria… alcuni esemplari… avrebbe dovuto indirizzarla su una chiave di lettura ben diversa: la “categoria” dei motociclisti, al pari di quelle degli automobilisti, dei camionisti, delle casalinghe, dei pensionati, dei pedoni ecc., non si compone di masse omogenee, ma di singoli soggetti e, come ha detto qualcuno più famoso ed autorevole di noi due, ogni individuo è unico ed irripetibile. Ciascuno di noi sceglie, liberamente o per necessità, di appartenere all’una, all’altra o, contemporaneamente, a diverse “categorie”, senza per questo abbracciare in toto stilemi e modalità comportamentali esclusive ed assolute del “branco” di cui fa parte. Semplicemente, si porta dietro il proprio bagaglio culturale e di esperienza ed i propri modelli esistenziali, che traspaiono sempre e comunque, qualsiasi cosa guidi e dovunque si trovi a transitare. In sintesi, il maleducato, l’incivile, il superficiale si riveleranno come tali indipendentemente dal numero di ruote che usano. Ho voluto prendere di mira “alcuni” di questi maleducati ed incoscienti, descrivendone i comportamenti che chiunque può osservare, ogni giorno, su qualsiasi strada, senza voler in alcun modo coinvolgere nello stesso calderone TUTTI gli altri utenti delle due ruote. Speravo che ciò fosse abbastanza chiaro e comunque, proprio per non dar luogo ad equivoci, lo avevo specificato a chiare lettere.Ma un’altra cosa avrebbe dovuto indurla alla corretta interpretazione del mio pezzo: chi odia le moto, in genere, non distingue tipologie, marche, modelli e le varie specie di utenti; capisce a malapena che ci sono gli scooterini e quelle “grosse”, cioè targate, e che, fra queste, ci sono quelle “da cross”, col manubrio alto, e quelle “da corsa”, col manubrio basso, che passano i 200. Fine della “cultura” motociclista. Chi scrive un articolo come quello da lei aspramente criticato deve necessariamente parlare con cognizione di causa, cosa che non potrebbe fare senza una variegata esperienza personale o, quantomeno, con una costante documentazione su riviste specializzate. Che nessuno legge, se non è animato da passione o almeno da forte e benevola curiosità per quel meraviglioso mondo.Ergo, è stato scritto da un motociclista, e allora suona perlomeno strano che ce l’abbia con TUTTI i motociclisti. A questo punto mi permetta una breve digressione autobiografica. Automobilista per necessità (in una moto, anche col sidecar, tre figli da accompagnare ogni mattina a scuola ci stanno stretti), non mi ritengo proprio uno di quelli che vedono le due ruote come il fumo negli occhi, anzi, sono motociclista:
1) nell’anima, fin dal lontano 1971, allorquando, appena dodicenne, compravo regolarmente Motociclismo e sbavavo dietro ai vari Benelli Mini Bike, Garelli Tiger, Fantic Caballero e, sognando “oltre”, Laverda 750 SF, Kawasaky 500 Mach III, Ducati 350 Scrambler ecc.
2) nel corpo, dal 1973, quando, appena quattordicenne, fui gratificato dalla magnanimità dei miei genitori di uno stupendo e lungamente sospirato Milani Cross 50, al quale seguirono altri cinquantini, fra cui un mitico Gilera 5V Trial con cui vinsi un paio di gare, una Vespa 125 TS, tuttora viva, vegeta ed arzilla, una Vespa PX 150, una Guzzi 650 TT, con cui ho girato la Penisola in lungo e in largo, isole comprese e in ultimo, non mie ma tenute uti dominus per qualche tempo, diverse altre moto, come una V7 del ’68, una Morini 3 e ½, varie Guzzi 850 T5 e, guarda caso, una Transalp.Pensa ancora che volessi generalizzare ed accomunare nelle deplorevoli situazioni descritte TUTTI i motociclisti? Me compreso? Allora, a scanso di (ulteriori) equivoci, mi vedo costretto a spiegarLe più chiaramente cosa volessi dire:

1) Molti motociclisti, direi la maggior parte, sono rispettosi delle norme del codice e degli altri utenti, a due, tre, quattro, sei e più ruote.
Prima ancora che rispettosi, sono dotati di materia grigia e sanno che comportamenti troppo disinvolti possono portare a cospargerla sull’asfalto, la loro materia grigia, quindi guidano con prudenza ed attenzione.
2) Molti altri, una minoranza, ma pur sempre troppi, guidano da cani, mettendo costantemente a repentaglio la sicurezza propria ed altrui. Fra essi ci sono tanti adolescenti e diversi soggetti anagraficamente più avanzati, ma culturalmente ben poco evoluti. E cavalcano mezzi di ogni marca, cilindrata e modello, dallo scooterino alla Transalp alla Fireblade alla K1200. Vuole forse negare che esistano? Si legga un paio di quotidiani o, meglio ancora, passi un paio di giorni davanti a qualsiasi Pronto
Soccorso e si ricrederà in un lampo.
Il fatto che Ella non annoveri, nel Suo gruppo, simili incoscienti non può che farmi piacere, ma non vedo cosa tolga e cosa aggiunga alla mia analisi.
Ignoro quale sia il Suo mestiere, cioè a quale categoria professionale appartenga. Immagino che, se è un impiegato statale, o un commercialista, o un medico, si indignerà allo stesso modo tutte le volte che leggerà sui quotidiani di impiegati corrotti o di commercialisti collusi coi mafiosi o di medici negligenti, specie se l’autore dell’articolo avrà la malaugurata idea, pur dopo un doveroso distinguo, di elencare altri casi simili. Non la sfiora il sospetto che la sua giusta indignazione dovrebbe essere rivolta contro i Suoi stessi colleghi, che gettano il discredito sulla Sua categoria, piuttosto che verso chi descrive una realtà oggettiva, per quanto spiacevole possa essere?Perfettamente d’accordo sulle pessime e pericolose abitudini di tanti automobilisti. Ma cosa Le fa credere che io li ritenga tutti “corretti”? Mai scritta, né subdolamente ventilata una cosa simile. Se ha voluto giudicare il complesso delle mie posizioni semplicemente da quel pezzo, La invito a procurarsi i 12 articoli che lo hanno preceduto, dove ho abbondantemente fustigato i deprecabili comportamenti di tanti utenti delle 4 ruote. Si figuri che nel numero di dicembre 2001 nell’articolo Guido, dunque sono! mettevo alla berlina gli appassionati del tuning estremo, cioè proprio il lettore tipo della rivista Auto. E nessuno si è sognato di protestare, comprendendo evidentemente lo spirito del pezzo, che voleva semplicemente (proprio come quello sui motociclisti) evidenziare ed esasperare ironicamente le esagerazioni di alcuni e non tranciare giudizi su un più o meno esteso gruppo sociale.In conclusione, caro Sig. Mangraviti, si goda la Sua Transalp, i Suoi viaggi ed i Suoi 5.000 visitatori, tutti certamente rispettosi del codice ed in grado di distinguere fra un attacco indiscriminato e generalista ed una precisa, seppur sarcastica, accusa ad ALCUNI soggetti, che sicuramente non meritano la Sua accorata difesa d’ufficio e, anzi, nuocciono assai alla Vostra (NOSTRA!) categoria, contribuendo in modo determinante ad accrescere proprio quel paventato divario culturale che Ella, erroneamente e frettolosamente, attribuisce al mio articolo ed alla rivista che lo ha pubblicato. La quale, ne sono convinto, sarebbe ben disposta ad ospitare, come la consorella InMoto, “un analogo elenco di "sciocchezze verso gli automobilisti” come simpatica ribattuta per mano di un altro “pseudo-giornalista”. Che, ne sono altrettanto certo, potrebbe e dovrebbe essere proprio Lei. Si accomodi al PC, cominci a scrivere e buona fortuna.La ringrazio per la Sua squisita attenzione e ricambio con un cordiale doppio lampeggio.

Francesco Scinia, pseudoendurista, Palermo.

Ecco la mia ultima replica inviata il 24/04/03 :

Egregio,
val piu' internet che un Direttore !
Ebbene si lo ammetto ci siamo scaldati molto, e l'introduzione l'ho letta e riletta, ma mi e' sempre parsa come una cosa messa li a "parare" il testo sucessivo.
Quello che contesto, e piu' ancora che a Lei come autore, ma alla rivista che ha ospitato il suo pezzo, e' proprio quello di ironizzare sulla "nostra" categoria dalle pagine di una rivista 'automobilistica'.
E' stato questo l'aspetto che non abbiamo apprezzato, dubito fortemente che andro' a recuperarmi i numeri arretrati di una rivista che non reputo molto professionale, non fosse altro per la censura che il Direttore ha fatto anche nei suoi confronti di una mia replica. E mi lasci pensare anche che nessuna replica Le sia arrivata ai suoi precedenti pezzi proprio per la stessa censura applicata.....!
Altra considerazione poi e' stata la "difesa" presa dalla stessa Honda del suo pezzo, non tanto per difendere Lei della mia infondata accusa di "pseudo-giornalista", del quale mi scuso, ma per il fatto che sempre il Direttore della rivista Auto, si e' "lamentato" del mio fax verso la Honda, un po' come dire, stai all'occhio di questi....
Per quanto concerne poi il lavoro che svolgo, non e' un segreto, se avesse curiosato un po' piu' a fondo sul sito, avrebbe trovato anche che mi occupo di Spazio, nulla a che vedere quindi con le 2 o le 4 ruote ! E le confermo quanto Lei asserisce sugli articoli che si leggono a sproposito, quando ci fu la recente tragedia dello Shuttle esploso, decine di "giornalisti" sono corsi a scrivere che la causa era una crepa sull'ala e fecero pubblicare fior di foto ! Falsi come non mai questi "giornalisti" non solo hanno speculato sulla vita di quei poveri astronauti periti nell'incidente, ma hanno diffuso nell'opinione pubblica una immagine che nulla centrava con l'ala di uno Shuttle. Lei pensa che ora sia possibile che un giornalista si metta a scrivere un articolo in prima pagina per smentire tutti i suoi colleghi ? Meglio non parlarne piu' come d'altra parte e' successo.
Mi spiace solo che ci separino molte centinaia di chilometri, altrimenti l'avrei ben volentieri invitata ad uno dei nostri prossimi incontri, (non raduni), per farLe conoscere di persona cosa sono i Transalpisti di cui Le parlavo nella mia replica.
Nel ringraziarLa per la risposta Le chiedo l'autorizzazione a pubblicare la Sua replica verso i nostri iscritti e di pubblicarla anche in coda al pezzo che Lei ha trovato sul nostro sito internet.
Cordialmente
P.S. Dalla sua firma debbo dedurre che Lei sia ancora un transalpista ! Se volesse unirsi al gruppo, ne sarebbe il benvenuto !
Caro Mangraviti, nulla in contrario, ovviamente, alla pubblicazione della mia replica, anzi, grazie per la cortese attenzione e lo spazio offertomi e soprattutto per le gentili parole. Come vede, quando fra due persone esistono affinità di fondo e, soprattutto, garbo e cortesia, nonostante le divergenze concettuali si trova sempre un punto d'incontro. Purtroppo transalpista lo sono stato solo per un paio di settimane, nel 96, per circostanze del tutto casuali ed attualmente ho solo la vespa del 75, ferma in garage da un paio d'anni. La ringrazio comunque per il graditissimo invito, che accetto virtualmente e La saluto con simpatia e con l'augurio di grandi soddisfazioni per il Suo meritorio impegno, che La prego di estendere a tutti i Soci del Suo sodalizio.

Cordialmente

Francesco Scinia

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